26/7/2021 | 3 MINUTI DI LETTURA

Maria De Filippi si schiera per il Ddl Zan: 'In un Paese civile non si può insultare’

  • La nota conduttrice spiega il suo punto di vista
  • Per la moglie di Maurizio Costanzo si tratta di una questione di civiltà

Maria De Filippi ha spiegato di essere assolutamente a favore della legge contro l’omotransfobia, nota anche come Ddl Zan (dal nome del suo relatore, Alessandro Zan). La nota conduttrice ha fatto sapere di ritenere che in un Paese civile ci deve essere libertà, ma non quella di insultare gli altri per il proprio orientamento sessuale. Durante un’intervista rilasciata a ‘La Stampa’ parlando di Raffaella Carrà ha affermato che la collega scomparsa da pochi giorni “raccontava di essere cresciuta da sola con sua madre e questo le consentiva di dire che non c'è nessun problema in una famiglia costituita da due uomini o da due donne”.

Maria De Filippi, 59 anni, ha spiegato perché è assolutamente a favore della legge contro l'omotransfobia, conosciuta anche come Ddl Zan
Maria De Filippi, 59 anni, ha spiegato perché è assolutamente a favore della legge contro l'omotransfobia, conosciuta anche come Ddl Zan

Parlando del disegno di legge, attualmente bloccato in parlamento per l’opposizione principalmente di Lega e Fratelli d’Italia, ha aggiunto: “Quando un diciottenne si suicida a Torino perché non riesce a sopportare il bullismo omofobo o a Crotone un quindicenne viene pestato sul lungomare perché gay, si è costretti a ribadire per legge che gli orientamenti sessuali delle persone non devono interessarci. Il bollettino quotidiano di violenze e intimidazioni dovrebbe spaventarci”.

“La libertà di espressione è un caposaldo fondamentale di ogni democrazia, ma non è intellettualmente onesto confondere la libertà di espressione con la libertà d'insultare, discriminare o istigare ad atti di violenza e, in un certo qual modo, giustificarli”, ha continuato.

“Il dibattito sul decreto Zan ha assunto, come sempre accade in Italia, connotazioni e strumentalizzazioni di parte. Ma qui non siamo di fronte a una questione di parti o di partito, ma a una questione di civiltà, ha poi aggiunto.

“Non è apparenza, è sostanza. Ce ne facciamo vanto, ma episodi come quelli di cui parlavamo prima dimostrano che nei fatti non viviamo in un Paese civile, ha infine concluso.

 

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